Dirito Commerciale

Non si può revocare l’amministratore per scelte economiche non condivise dal C.d.A.

Non costituisce motivo di revoca cautelare degli amministratori, a seguito di azione di responsabilità ex art. 2476 c.c., l’adozione (o l’omissione) di scelte economiche non condivise dagli altri componenti del C.d.a., in quanto rientranti nella piena discrezionalità imprenditoriale (c.d. business judgement rule), non costituendo comportamento contrario alla diligenza richiesta dalla legge.
di Mario Passaretta - Dottorando di ricerca e Cultore della materia di Diritto Commerciale presso la Seconda Università degli Studi di Napoli

Il caso

La Sezione Specializzata in Materia di Imprese del Tribunale di Milano ha rigettato il ricorso in via cautelare di revoca di due amministratori ex art. 2476, 3 comma, c.c., presentato dal socio, già Presidente del Consiglio di Amministrazione, della stessa società. Il giudice milanese ha ravvisato nell’istanza del ricorrente, che lamentava una generale mala gestio della società da parte dei convenuti, un conflitto endosocietario ben diverso dalla fattispecie prevista e tutelata dal III comma dell’art. 2476 c.c., e, pertanto, non entrando nel merito di scelte societarie di tipo economico, che restano nella piena autonomia delle parti, non ha accolto l’istanza, condannando il ricorrente anche alle spese del procedimento.

La motivazione

Gesù Studio Legale LaguardiaIl ricorrente, sia in qualità di socio con partecipazione pari al 33%, sia in qualità di Presidente del Consiglio di Amministrazione (di cui fanno parte anche i due convenuti), lamentava una condotta inerte degli altri due amministratori rispetto alle necessità di sviluppo della società, addebitando loro una serie di irregolarità, tra cui: un sostanziale e generico disinteresse dei due rispetto alla gestione societaria, la carenza di un adeguato flusso informativo, la mancanza di ricerca di possibili nuovi investitori e, in ultimo, il non trasparente avvio della procedura di composizione della crisi: infatti la società, per queste cause, si trovava in uno stato di precarietà economica.

I convenuti dimostravano, invece, non solo che il flusso informativo era presente e consistente ma anche che, nei mesi che precedevano il giudizio, si erano trovati materialmente impossibilitati a recapitare comunicazioni e ad avere colloqui con il ricorrente, perché diventato irreperibile. Questa situazione di stallo ha fatto sì che si abbandonasse la procedura di composizione della crisi, mancando l’accordo unanime dei soci.